Riabilitazione

L’obiettivo della riabilitazione, qualora sia possibile, è riportare la persona colpita da patologia al recupero completo della funzionalità dove possibile, o al più alto livello di benessere raggiungibile qualora la patologia abbia prodotto delle lesioni permanenti.

La problematica della persona viene affrontata da un punto di vista globale per un reinserimento precoce e funzionale del soggetto nello svolgimento delle normali attività quotidiane avvalendosi di svariate metodologie:

TERAPIA MANUALE
Mobilizzazioni articolari l’obiettivo è quello di ripristinare la corretta ampiezza di movimento di un’articolazione (ROM = Range of Motion) che abbia perso, a seguito di un evento traumatico acuto o di traumatismi ripetuti nel tempo o come adattamento fisiologico, la possibilità di esprimere al meglio e nel modo più completo la sua fisiologia senza causare dolore. Viene impiegata come metodica nelle fasi iniziali della rieducazione funzionale.

Le mobilizzazioni articolari possono essere distinte in:
passive: il segmento viene mosso dal terapeuta nello spazio esplorando le possibilità fisiologiche che lo stato corrente dell’articolazione in esame consente;
attive: nelle fasi avanzate della rieducazione motoria.

La mobilizzazione articolare ha una funzione curativa, preventivo e aiuta a migliorare la prestazione sportiva.

Massoterapia suddiviso in linfodrenaggio, massaggio sportivo pre e post gara, massaggio decontratturante.

Massaggio sportivo classico pre-gara, per preparare l’atleta al gesto atletico (tecniche elasticizzanti e vascolarizzanti), post-gara, per un recupero fisico più rapido dopo lo sforzo muscolare (azione drenate, defaticante e rilassante).

Massaggio Antistress
Lo stress provoca tensione muscolare e questa altera lo stato di benessere, il massaggio, grazie alle capacità rilassanti, è una tecnica adatta a riportare l’organismo verso una condizione di funzionamento auto-curativo.
I massaggi antistress per la caratteristica loro di eliminare la tensione muscolare, di spostare l’organismo da uno stato ortosimpatico (tipico dello stress) a uno stato parasimpatico (tipico del rilassamento), aiutano a ritrovare e conservare il corretto equilibrio psico-fisico e ridare consapevolezza del proprio corpo.

Massaggio terapeutico (massoterapia) ha una funzione rilassante, decontratturante, “scollante”, circolatoria e antinfiammatoria; la tecnica si compone di vari passaggi:

sfioramento l’azione è delicata, l’obiettivo è quello di rilassare la muscolatura e migliorare l’irrorazione del tessuto muscolare;
impastamento rilassa la muscolatura, principalmente si impiega in zone con grandi masse muscolari;
frizione è una pressione profonda sulle masse muscolari, diminuisce la tensione muscolare;
percussione serve per tonificare il tessuto connettivo.

Il massaggio terapeutico è spesso preparatorio per una mobilizzazione articolare, che sia passiva (nelle fasi iniziali del recupero), o attiva (in una fase riabilitativa successiva), perché rilassa la muscolatura, rende la persone cosciente del proprio corpo, rilassa il soggetto permettendo al terapeuta di stabilire un contatto forte con lui, una relazione di fiducia che gli permetterà di eseguire la mobilizzazione articolare agevolmente ed in maniera più efficace. La mobilizzazione articolare e il massaggio sono sinergici e propedeutici per la rieducazione funzionale, perché preparano fisiologicamente e psicologicamente il paziente ad un lavoro attivo e costruttivo, in quanto il contatto fisico con la zona trattata richiama una maggiore attenzione sul distretto durante la successiva fase rieducativa.

BENDAGGI
Nella pratica rieducativa il bendaggio costituisce un importante elemento di sostegno al lavoro del terapeuta, completandolo o prolungandone l’effetto. Un bendaggio può limitare una funzione, immobilizzare un distretto, fornire un sostegno ad una struttura traumatizzata, prevenire traumi durante la rieducazione al gesto, drenare un distretto, facilitare un’azione muscolare o renderla più difficoltosa.

RIEDUCAZIONE FUNZIONALE
Lo scopo della rieducazione funzionale, quale terapia del movimento, ha lo scopo di ristabilire una corretta funzionalità muscolare, miofasciale, articolare e di coordinazione del movimento di un distretto corporeo. La fase iniziale è generalmente passiva, per poi progressivamente diventare attiva. La rieducazione motoria è un processo necessario in caso di interventi chirurgici a carattere ortopedico, spesso anche come preparazione ad esso.
Fondamentale durante il processo rieducativo è la rieducazione propriocettiva: è una riprogrammazione del sistema neuromotorio ottenuta mediante stimolazioni dell’intero sistema. In caso di trauma eventuali lesioni anatomiche interessano anche i recettori sensoriali, questo significa che i meccanismi deputati a registrare e leggere lo spazio circostante e la posizione dei segmenti corporei nell’ambiente che ci circonda vengono alterati, azzerati; la conseguenza è una diminuita o alterata coscienza della posizione nello spazio dei distretti corporei e una successiva distorta coordinazione nel movimento.
Anche per migliorare l’efficienza delle prestazioni sportive è necessario un “controllo” neuro-muscolare-articolare ottimale, risulta quindi un elemento irrinunciabile anche per le performance sportive e come prevenzione in generale.
La ginnastica propriocettiva consiste in una continua sollecitazione articolare destabilizzante che permette di migliorare la risposta del sistema motorio dal punto di vista della velocità e della precisione

Rieducazione Funzionale Ortopedica
Letteralmente: ri-educare, ossia educare nuovamente una funzione, il cui uso corretto è stato limitato o perso.

Per rieducare una funzione ci si avvale dell’esercizio fisico a scopo terapeutico. Viene utilizzata la mobilizzazione (sia passiva che attiva), il rinforzo muscolare (attraverso sollecitazioni isometriche, isotoniche ecc..) e la propriocettiva (pedane, tavolette ecc…).
Particolarmente adatta a migliorare problematiche croniche, al recupero dopo un trauma o dopo un intervento chirurgico.

I campi di applicazione sono molteplici:

  • Lombalgie;
  • Cervicalgie;
  • Distorsioni e/o lussazioni;
  • Strappi muscolari;
  • Protesi articolari (anca, ginocchio ecc…);
  • Artrosi;
  • Ricostruzioni legamentose.

È fondamentale avviare un programma di riabilitazione personalizzato per permettere al corpo di recuperare al meglio la propria funzionalità. Infatti gli obiettivi principali della rieducazione sono:

  1. diminuire o far scomparire del tutto il dolore;
  2. normalizzare le disfunzioni delle strutture neuro-muscolo-scheletriche, ristabilendo motilità articolare, equilibrio della forza muscolare e coordinazione;
  3. recuperare la funzione persa per permettere il re-inserimento della persona in ambito lavorativo, sportivo e sociale.
Rieducazione Funzionale Neurologica
La riabilitazione neurologica è quella branca della fisioterapia che si occupa del recupero delle lesioni causate da patologie che colpiscono il sistema nervoso centrale e periferico.

Le disfunzioni più frequenti a livello del sistema nervoso centrale sono causate da: paralisi cerebrali infantili, malattie cerebrovascolari (ictus ischemico o emorragico), morbo di Parkinson, morbo d’Alzheimer, malattie a carattere degenerativo (es. sclerosi multipla) , su base infiammatoria e infettiva o traumi midollari della parte medio/alta della colonna vertebrale (dal rachide cervicale fino alla seconda vertebra lombare).

Le disfunzioni più frequenti a livello del sistema nervoso periferico sono causate da polineuropatie (patologie che colpiscono i nervi), miopatie (patologie che colpiscono i muscoli), miastenia (debolezza muscolare dovuta ad una risposta eccessiva del sistema immunitario), lesioni della parte bassa della colonna vertebrale (dalla seconda vertebra lombare in giù) e a livello dei nervi periferici.

Queste disfunzioni portano a paralisi (di tipo spastico nelle lesioni del sistema nervoso centrale, di tipo flaccido invece nelle lesioni del sistema nervoso periferico), deficit motori, deficit cognitivi alterazioni dell’equilibrio con conseguente impossibilità o riduzione dell’autonomia del paziente nello svolgere la varie attività della vita quotidiana.

Compito della riabilitazione neurologica è quello di migliorare le funzioni motorie, neurocognitive e sensoriali soprattutto in fase acuta, mentre superata questa fase, una volta che il paziente si è stabilizzato, il compito della riabilitazione neurologica è quello di mantenere e potenziare, per quanto possibile, le quote motorie rimaste, migliorare la capacità di equilibrio del paziente, il suo livello di autonomia, riducendo così il suo grado di disabilità, incrementando la sensazione di benessere, migliorando la sua capacità di partecipazione alle attività della vita quotidiana, tutto ciò in base alla gravità della lesione neurologica.

Tali obiettivi vengono raggiunti attraverso tecniche di tipo neuromotorio con mobilizzazioni passive per evitare che si instaurino limitazioni a livello articolare, tecniche di facilitazione al movimento come la metodologia Bobath o  Kabat, allungamenti per ridurre la spasticità o evitare l’instaurarsi di retrazioni muscolari, esercizi di rinforzo delle quote motorie ancora presenti, esercizi di stimolazione sensoriale dell’equilibrio, coadiuvate dall’utilizzo di ausili e ortesi (carrozzine, deambulatori, tetrapodi ecc..).

Anche nel campo della riabilitazione neurologica ci si può avvalere della tecnica del kinesiotaping, utilizzato  per la sua funzione di sostegno articolare e di facilitazione al movimento, ma anche per tentare di indurre una stimolazione sensoriale sulla pelle del paziente.

Durante la fase acuta il paziente viene seguito in strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate, mentre passata la fase acuta il paziente viene seguito in regime ambulatoriale.

Quando si effettua un percorso di riabilitazione neurologica è molto importante la collaborazione e la comunicazione tra le varie figure professionali che si prendono cura del paziente (medico, infermiere, fisioterapista, psicologo ecc..) e compito del fisioterapista sarà anche quello di istruire i familiari o il caregiver alla gestione domestica del paziente sia dal punto di vista fisico (passaggi posturali, trasferimenti letto- carrozzina, carrozzina-sedia, assistenza al raggiungimento della stazione eretta e al cammino), che dal punto di vista cognitivo (stimolazioni sensoriali per migliorare la capacità di attenzione e partecipazione).

Bisogna tenere conto anche che in un percorso di riabilitazione neurologica l’andamento del paziente può essere altalenante in quanto il suo stato fisico e cognitivo viene influenzato da molti fattori come: le quantità di ore di riposo, il suo stato emotivo, il suo grado di autonomia e collaborazione il tipo, le dosi dei farmaci e il periodo della giornata in cui questi vengono assunti e proprio per questi fattori è importante dare pochi stimoli al paziente ma ben precisi ed effettuare la terapia in un ambiente di lavoro tranquillo, he stimoli il paziente dal punto di vista motorio e cognitivo, senza molte distrazioni dovute a fattori esterni.

Nel caso particolare delle patologie degenerative, in cui non si possono ottenere dei grossi miglioramenti, il compito principale della riabilitazione neurologica è quello di cercare di mantenere il livello di autonomia del paziente più alto possibile rallentando così il decorso inarrestabile della malattia.

Rieducazione Funzionale dello Sportivo
La riabilitazione sportiva è quella branca della fisioterapia che si occupa delle lesioni traumatiche che possono verificarsi durante lo svolgimento dell’attività sportiva, sia in gara, che in allenamento. Durante la pratica sportiva l’atleta può essere soggetto ad infortuni per cause endogene (traumi non legati a fattori esterni)   o esogene (traumi legati a fattori esterni che possono dipendere dall’ambiente in cui si svolge l’attività sportiva come superfici di gioco scivolose, condizioni climatiche non adatte all’attività sportiva, o a contrasti di gioco volontari e non, che si verificano soprattutto negli sport di squadra).

Le lesioni dovute a questi fattori si possono suddividere in:

– microtraumatiche: lesioni che riguardano soprattutto le strutture superficiali, come infiammazioni tendinee, contratture muscolari, borsiti, infiammazioni delle guaine tendinee, stiramenti e strappi muscolari, dovute a carichi di lavoro elevati ripetuti nel tempo e/o ad  esecuzioni sbagliate durante lo svolgimento del gesto atletico.

– macrotraumatiche: lesioni  che vanno ad interessare di solito le strutture profonde come le capsule articolari, i legamenti, la cartilagine e nei casi più gravi possono portare addirittura a fratture ossee.

Caratteristica comune a questi due fattori sono il dolore e l’impotenza funzionale, perciò lo scopo della riabilitazione sportiva è quello di recuperare l’infortunio nel minor tempo possibile tenendo conto sempre dei processi biologici di guarigione, realizzando un programma di recupero funzionale il cui obbiettivo in fase acuta è la diminuzione del dolore e dell’eventuale gonfiore per poi passare al recupero dell’articolarità, della stabilità articolare e della forza muscolare, fino al ritorno allo svolgimento dell’attività sportiva, che avviene in maniera mirata e graduale.

Per fare questo si utilizza sia la terapia fisica, soprattutto in fase acuta, (tecarterapia, laserterapia, ultrasuoni, tens), che la terapia manuale (massoterapia, mobilizzazione passiva, mobilizzazione attivo assistita) per poi arrivare alla parte della riatletizzazione con esercizi di rinforzo muscolare, di propriocezione, di stretching statico e dinamico specifici per la parte lesa,  per il tipo di attività sportiva svolta, programmi di lavoro specifici per il ritorno in campo. In tutte queste fasi si può associare oltre al lavoro a secco anche dell’idrokinesiterapia.

In questo ramo della riabilitazione sono molto diffuse anche le tecniche di bendaggio, taping e kinesiotaping  che, in fase acuta, consentono di limitare il gonfiore dovuto al trauma, mentre durante la fase del ritorno in campo permettono di dare sostegno e salvaguardare la parte lesa in modo da ridurre il rischio di ricaduta dell’infortunio, conferendo maggiore sicurezza all’atleta che torna ad allenarsi.

Oltre alla gestione della parte fisica del paziente sportivo è molto importante anche quella psicologica per cui il soggetto in caso di depressione per il non svolgimento dell’attività andrà continuamente motivato, mentre bisognerà porre dei limiti nel caso di un atleta che si sente bene e pensa di poter aumentare il carico di lavoro andando a sovraccaricare le strutture corporee o a compiere gesti motori, che potrebbero risultare poi nocivi, evitando così la ricomparsa dell’infortunio.

Molto spesso chi pratica questo tipo di riabilitazione si trova di fronte, soprattutto nel caso di atleti professionisti, a pressioni da parte delle società sportive che molto spesso vogliono forzare i tempi di recupero per aver disponibile l’atleta nel più breve tempo possibile. Nei casi meno gravi tramite l’utilizzo di fasciature e/o del kinesiotaping si può anticipare il ritorno in campo dell’atleta, ma nei casi più complessi in cui ci sono state lesioni a livello dei tessuti bisogna comunque rispettare dei tempi fisiologici di guarigione, per cui è molto importante la comunicazione tra il terapista e le varie figure della società sportiva, per salvaguardare il bene dell’atleta.

Una parte molto importante della riabilitazione sportiva è anche la prevenzione dell’infortunio, per cui compito del fisioterapista sarà anche quello di dare indicazioni su quali esercizi ed allungamenti muscolari svolgere sia  durante la fase di riscaldamento che al termine della seduta di allenamento in modo da prevenire l’insorgenza di infortuni nel caso di atleti sani, o le eventuali recidive in caso di atleti che hanno appena recuperato la condizione fisica.

Rieducazione Funzionale Pediatrica e Neonatale

“Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: ad essere contento senza motivo,

ad essere sempre occupato con qualche cosa, a pretendere con ogni sua forza quello che desidera.”                                                                                                     (cit. Paulo Coelho)

 

La riabilitazione ortopedica in età pediatrica rappresenta un campo totalmente a se stante rispetto alla rieducazione funzionale nell’adulto.

Infatti i soggetti in età evolutiva hanno a loro favore un veloce ed efficace processo di guarigione biologica tissutale, ma come controparte si portano dietro un vissuto emotivo negativo per un periodo di tempo molto più prolungato rispetto a ciò che avviene nei soggetti adulti.

Questo significa che  le loro ferite si rimarginano molto più rapidamente a livello biologico che a livello emotivo, e spesso ciò si manifesta nel fatto che, sebbene a livello clinico e anche radiologico la problematica ortopedica risulti perfettamente risolta, il piccolo paziente tende a mantenere un atteggiamento di protezione (se non addirittura di rifiuto ed esclusione dal normale schema motorio) del segmento interessato (identificato come “ferito”).

Per questo motivo è fondamentale approcciarsi ai pazienti in età evolutiva in una maniera del tutto differente anche in campo riabilitativo: in primo luogo rispettando e prestando la dovuta considerazione a quella che è la ferita “emotiva” del nostro piccolo paziente, in seguito facendoci accettare in maniera graduale e ben tollerata, e solo in ultimo occupandoci del reale problema ortopedico, sempre e comunque presentando il trattamento sotto forma di gioco, affinchè risulti gradito al piccolo.

Ecco quindi che problematiche muscolo-scheletriche, quali, ad esempio, fratture osteo-articolari, muscolo-tendinee, capsulo-legamentose, così some dismorfismi anatomici e/o funzionali (quali i cosiddetti piedi piatti, piede torto congenito, scoliosi) possono essere trattati e risolti in maniera tollerata ed efficace, senza che i piccoli vivano questo percorso in maniera negativa.

Gli strumenti atti a questo scopo sono molteplici: dal trattamento manuale all’esercizio proposto sempre come gioco, fino al lavoro in palestra o in piscina nelle fasi più avanzate.

E’ fondamentale per il terapista dell’età evolutiva avere chiari in ogni momento e fase del percorso riabilitativo gli obiettivi che si intende raggiungere dal punto di vista fisioterapico e funzionale,  e costruire in funzione di ciò la seduta da proporre di volta in volta al piccolo paziente.

Più che in qualsiasi altra relazione terapista-paziente, nell’ambito pediatrico è determinante ai fini del buon esito del percorso riabilitativo conquistare la fiducia e la compliance dei bambini; per questo motivo il fisioterapista deve apparire il meno possibile come un “medico” o un “operatore sanitario” (in quanto spesso i piccoli hanno già vissuto esperienze che hanno metabolizzato come negative e associato a queste figure professionali sanitarie) e più preferibilmente vestire i panni del “compagno di giochi”, con cui il bimbo viene a “fare ginnastica” a cadenza regolare.

Minore è l’età dei piccoli pazienti, maggiore è l’importanza del ruolo dei genitori come tramite nella costruzione di questa relazione, e quindi, di conseguenza, nel successo terapeutico del percorso riabilitativo: è fondamentale predisporre, soprattutto nelle prime fasi del trattamento, delle sedute “a 3”, in cui le attività vengono proposte ed eseguite congiuntamente da bambino, genitore e terapista; in seguito la figura del genitore verrà progressivamente allontanata, sempre adattandosi ai bisogni del piccolo, per permettergli di avere un ruolo più attivo ed autonomo nella sua stessa guarigione. Questa dinamica è molto variabile in quanto fortemente condizionata dall’età e dal carattere del paziente.

Dal punto di vista più strettamente tecnico e pratico della riabilitazione, occorre sottolineare che risulta chiaramente impossibile proporre loro lo stesso iter che si dimostrerebbe efficace per riabilitare un adulto: la stessa terapia manuale (massaggio compreso) spesso è mal tollerata dai bambini, ed è necessario “farci accettare”, magari spiegando prima, in termini per lui/lei comprensibili, cosa andremo a fargli/le, farlo sperimentare sul lato sano, e/o distraendo la sua attenzione con giocattoli o altro. Anche la costruzione della parte attiva e dinamica della seduta deve sempre essere filtrata e presentata sotto forma di gioco, sfida o”missione”, affinchè tutto risulti leggero e divertente per i piccoli pazienti: è cosi che una spalliera può divenire una piccola montagna da  scalare, un percorso sui dischetti per la propriocettiva diventa un sentiero da percorrere per attraversare un fiume, sul tappeto elastico si gioca alla “settimana” e “sacco pieno/sacco vuoto” si trasforma in un esercizio di allungamento delle catene muscolari accorciate. Una volta chiaro l’obiettivo fisioterapico e riabilitativo da raggiungere, per il terapista dell’età evolutiva è fondamentale lavorare di fantasia!

Solo in questo modo si raggiungerà lo scopo di ottenere un efficace recupero strutturale e funzionale, accompagnato, cosa ancora più importante, sia dal pieno reintegro del segmento leso nel corretto schema corporeo, che dalla riconquista della fiducia del bambino nel proprio corpo e nelle proprie capacità, abbandonando quel vissuto negativo e quella paura che altrimenti ne condizionerebbero i movimenti, nonostante la potenziale guarigione biologica già avvenuta.

Rieducazione Funzionale dell’Anziano
Con l’aumentare dell’età, si assiste ad un peggioramento delle capacità motorie, causando inevitabilmente un peggioramento della qualità della vita. Questo declino è particolarmente legato alle abitudini di vita. Numerosi studi dimostrano come un’attività motoria mirata migliori il benessere della persona a qualsiasi età.

Nell’anziano si ha una perdita della massa muscolare (sarcopenia) ed un’usura delle articolazioni (artrosi). Queste modifiche hanno come conseguenza un’irrigidimento nei movimenti ed una riduzione del controllo posturale.

Nel soggetto anziano a causa dell’impoverimento delle capacità motorie ci sarà un progressivo aumento dell’insicurezza nel movimento e del rischio di cadute, avendo una inevitabile incidenza anche sulla sfera sociale della persona.

Dalle statistiche è evidente che la maggior parte dei traumi della terza età siano dovuti alla mancanza di reattività nel recupero dell’equilibrio e nell’efficienza coordinativa.

I traumi accidentali causano sia danni alle strutture corporee che depressione e senso di inadeguatezza nella persona. La prevenzione si attua attraverso il progressivo miglioramento delle capacita coordinative, dell’equilibrio statico e dinamico.

Grazie ad esercizi mirati (come mobilizzazione lenta, stretching, propriocettiva ecc…) si hanno modifiche positive sia a livello organico che a livello psico-fisico.

Praticare attività motoria è l’ideale mantenere una buona forma fisica, la quale permette di migliorare l’efficienza cardiocircolatoria, la mobilità articolare, la funzionalità muscolare e quindi la sicurezza dei movimenti nella vita quotidiana.

Rieducazione del Pavimento Pelvico

IL PERINEO: CUORE INTIMO FEMMINILE

IMPARIAMO A CONOSCERLO

Il perineo femminile è quell’area del corpo situata tra il pube e il coccige,dove terminano tre canali:l’uretra,la vagina e il retto;o più semplicemente è quella parte che si appoggia sulla bicicletta. Il pavimento pelvico rappresenta la parte più interna del perineo. L’area perineale è l’area corporea della donna in cui avvengono i cambiamenti della sua vita (pubertà,fertilità,gravidanza,parto e menopausa),elementi determinanti per la costruzione dell’identità femminile, per cui il perineo è sede di emozioni profonde. Il termine “pelvi” deriva dal greco elatinoe significa coppa o piatto;al suo interno sono contenuti i visceri pelvici: la vescica,l’utero e il retto.Il perineo è costituito da un piano cutaneo: ha la forma di un rombo che può essere suddiviso in due triangoli: triangolo anteriore o urogenitale e triangoloposteriore o anale, attraversato dal canale anale;il piano muscolare o pavimento pelvico è l’insieme dei muscoli e fasci che chiudono in basso la pelvi.

QUAL’E’ LA FUNZIONE DEL PERINEO?

La sua funzione è quella di sostenere i visceri pelvici(utero,vescica e retto)e di apertura e chiusura degli sfinteri del corpo (ano,uretra e vagina)

QUALI SONO LE ALTERAZIONI DEL PAVIMENTO PELVICO,QUANDO IL PERINEO NON E’ IN SALUTE?

Le lesioni traumatiche del parto,le carenze ormonali della menopausa,i problemi di invecchiamento,gli interventi chirurgici pelvici,le malattie neurologiche ,ed altre alterazioni,possono portare a una ridotta prestazione muscolare del pavimento pelvico in particolare della sua componente pubococcigea.

COSA PROVOCA UN’ALTERAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO?

Un’insufficienza muscolare del pavimento pelvico può determinare come conseguenza una certa difficoltà nei rapporti sessuali e una caduta verso il basso dell’utero e delle parti vaginali.Una prima percezione del perineo avviene in gravidanza e in particolare dopo il parto.La gravidanza infatti può comportare un rilassamento e un cedimento dei tessuti connettivcali e della muscolatura perineale in seguito all’aumento di peso della madre,del volume dell’utero e della compressione della testa del feto sul perineo nel periodo di esplusione del parto.Anche la menopausa potrebbe accentuare un problema perineale,in menopaus infatti si verifica una perdita di fibra di collagene ed elasticità in seguito alla riduzione degli estrogeni.

QUALI SONO LE MANIFESTAZIONI CHE CI INFORMANO CHE IL VOSTRO PERINEO NON E’ IN SALUTE?

Sensazione di fastidio e pesantezza nellaregione perineale,perdita di acqua dalla vagina dopo il bagno,cistiti ricorrenti,dolore durante i rapporti sessuali e riduzione del piacere sessuale, piccole perdite di urina in casodi starnuti,tosse o risate,improvvisa voglia di urinare difficilmente controllabile, difficoltàa interrompere il flusso urinario.Un’attenta assistenza al parto e un precoce invio della puerpera ai corsi di riabilitazione perineale,al fine di ridurre la dispersione del pavimento pelvico ,sono un’importante forma di prevenzione.Un adeguato trattamento ormonale durante la menopausa per rallentare i processi di atrofia dei tessuti dell’apparato urinario,ed infine ridurre o sospendere il fumo di sigaretta, controllare il peso corporeo con un’alimentazione sana ed equilibrata e regolare attività fisica e intestinale.

LA RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO E LA SUA IMPORTANZA.

Ormai disturbi come:
Incontinenza urinaria,prolassi vescicali,prolassi vaginali e dell’utero,vaginiti,cistiti,dolore pelvico,incontinenze post-chirurgiche,possono essere risolti grazie ad un corretto trattamento riabilitativo della muscolatura pelvica,migliorando al sintomatologia e ritrovando la propria quotidianità e il benessere intimo.
La riabilitazione del pavimento pelvico consite in una fase di aquisizione delle diverse capacità motorie del pavimento pelvico,una fase di perfezionamento dove vengono midificati i parametri muscolari alterati del pavimento pelvico(ipoattività,iperattività,deficit di coordinazione nella attività funzionali,ecc..ecc..)e una fase di automatizzazione che può iniziare solo quando l’individuo ha appreso e perfezionato i singoli movimenti e la sequenza nelle performance da eseguire,con l’automatizzazione quindi il paziente utilizza definitivamente ciò che ha imparato nel setting terapeutico,relativamente hai singoli esercizi alle intere sequenze e performance sperimentate trasferendole nelle diverse situazioni in cui il sintomo si presenta.Queste tre fasi si sviluppano attraverso esercizi mirati che hanno come obiettivo il recupero della perdita fuzionale del pavimento pelvico,ogni seduta di riabilitazione dura un’ora ed è preceduta da una visita di valutazione del pavimento pelvico,attraverso la quale la fisioterapista valuterà i muscoli del pavimento pelvico e i parametri da riabilitare.

Rieducazione Respiratoria

La riabilitazione respiratoria è un percorso terapeutico atto a migliorare la qualità respiratoria dell’individuo in qualsiasi età e dunque a garantire una fisiologica ossigenazione dei tessuti di tutto il corpo.

E’ pertanto indispensabile in quelle situazioni dove esiste un’alterazione della capacità respiratoria, come nelle malformazioni scheletriche che limitano l’espansione della gabbia toracica (scoliosi e ipercifosi dorsale) o nei post interventi dell’addome superiore con
aperture sternali, o nei casi in cui esistano ostruzioni bronchiali ad esempio per presenza di eccessivo muco che limitano il passaggio dell’aria.

Il programma fisioterapico respiratorio è pertanto personalizzato alle esigenze ed alla patologia del soggetto e si sviluppa inizialmente con esercizi di espirazione/inspirazione coinvolgendo la muscolatura intercostale, diaframmatica, addominale, spino.appendicolare.

Domiciliarmente viene consigliato l’utilizzo di apparecchi insufflatori per continuare la stimolazione dell’espansione toracica. 

Nei casi in cui vi è un’evidente presenza di muco, si ricorre al drenaggio posturale e/o manuale nei vari decubiti con l’aggiunta di manovre di “clapp” toracico a percussione per favorire il riflesso della tosse ed aiutare l’espulsione del muco.                                          

 

Rieducazione temporo-mandibolare

L’Approccio multidisciplinare al trattamento dei dolori temporo-mandibolari e/o cranio-facciali, ha rivalutato la terapia riabilitativa come momento di primaria importanza nel percorso di guarigione, in collaborazione naturalmente con il medico specialista.

La riabilitazione infatti si occupa di tutti quei casi in cui il dolore è derivato da un mal funzionamento articolare e/o muscolare.

Il malfunzionamento articolare può portare nel tempo a situazioni di “locking”in cui la mandibola si blocca, mentre le disfunzioni muscolari (parafunzioni) che ad esempio determinano il classico “bruxismo” notturno, possono essere la causa di cefalee miotensive. 

Le tecniche utilizzate a seconda della patologia scatenante, si avvalgono di manovre miorilassanti, manipolazioni e/o mobilizzazioni articolari ed esercizi attivo-assistiti atti a recuperare la meccanica fisiologica.

 

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