Il Ginocchio
Anatomia

Il ginocchio è la più grande articolazione del corpo umano ed anche una delle più complesse, essa deve contemporaneamente essere mobile è stabile.
Questo avviene per mezzo di una molteplice struttura legamentosa.
Il ginocchio è composto da una struttura ossea, costituita dall’epifisi distale del femore, dall’epifisi prossimale della tibia e dalla rotula, da una struttura legamentosa, costituita dalla capsula articolare, un manicotto fibroso che riveste l’articolazione, dai due menischi, dai due legamenti collaterali e dai due legamenti crociati, (mentre una membrana, detta sinoviale, riveste la superficie interna della capsula e secerne un liquido vischioso che lubrifica e nutre l’ articolazione), e dai tessuti cartilaginei che hanno il compito di facilitare il movimento.
La stabilità dell’articolazione dipende dall’integrità della capsula articolare e legamentosa (stabilizzazione passiva) e dalla tensione delle strutture muscolo-tendinee che si inseriscono in prossimità dell’articolazione stessa (stabilizzazione attiva). Le superfici articolari sono rappresentate dai condili femorali e dalle glenoidi tibiali, due superfici a curvatura molto complessa che permettono un movimento contemporaneo di rotolamento e strisciamento.
Ognuna di queste componenti del ginocchio può andare incontro a lesione e/o rottura oltre che alla fisiologica usura. Le lesioni più conosciute sono quelle a carico dei menischi, ma possono essere a carico dei legamenti, delle superfici articolari, della rotula. Generalmente un trauma distorsivo ad alto impatto è la causa della maggior parte delle lesioni, di cui sono vittima frequente soggetti dediti ad attività sportiva; tuttavia le lesioni possono verificarsi anche per debolezza intrinseca delle strutture del ginocchio (dovuta a lassità costituzionale, oppure ad una degenerazione).
Le Lesioni Legamentose
I legamenti del ginocchio, (crociato anteriore, crociato posteriore, collaterale interno e collaterale esterno) possono lesionarsi a seguito di un evento traumatico. Il legamento che più freq uentemente va incontro a rottura è il legamento crociato anteriore (LCA), mentre gli altri legamenti si lesionano più raramente.
La lesione può avvenire per trauma diretto o indiretto che fa compiere al

ginocchio una torsione “innaturale”. Spesso a queste lesioni si associano quelle ai menischi. Le lesioni legamentose sono più frequenti negli
uomini ed in una fascia di età fra i 20 ed i 30 anni probabilmente per la stretta relazione fra esse e la pratica sportiva.

In tutti i casi di rottura di legamenti, la sintomatologia è simile:
dolore, tumefazione e versamento articolare interno, spesso di sangue. Nella rottura del LCA si ha la sensazione particolare di “fuoriuscita” del ginocchio, con un rumore sordo simile ad un “crack” e difficoltà/instabilità nella deambulazione.
Trattamento, cura e riabilitazione
Il trattamento può essere chirurgico o conservativo, in relazione a diversi fattori come ad esempio legamento interessato (il crociato anteriore è spesso di interesse chirurgico mentre per i collaterali si preferisce un trattamento conservativo), l’
età del soggetto, la professione, l’eventuale pratica di attività sportiva.
Ovviamente la riabilitazione cambia in relazione al tipo di trattamento scelto. Nel caso della ricostruzione chirurgica del legamento crociato anteriore al centro Fisiokinetica seguiamo il protocollo indicato dal chirurgo che ha eseguito l’intervento, nel caso il chirurgo non abbia un protocollo specifico applichiamo il nostro. In ogni caso il protocollo rieducativo dopo ricostruzione chirurgica del legamento crociato anteriore può variare fra un periodo minimo di tre mesi ad uno massimo di sei in relazione al fatto se ci troviamo di fronte ad uno sportivo agonista o ad una persona che non fa ne attività lavorative particolarmente i
mpegnative e ne attività sportive agonistiche.
Per il legamento crociato posteriore si procede generalmente con una cura c.d. conservativa, che in genere prevede un bendaggio semirigido e fisioterapia, per il recupero del movimento dell’articolazione e del quadricipite; il paziente riprende la normale attività, anche sportiva, nel giro di un mese. Nei casi più gravi si può prevedere un tutore in estensione completa, che rende immobile il ginocchio, per un periodo variabile a seconda della gravità, associato ad un programma di fisioterapia. Solo raramente e nei casi più complessi si ricorre alla chirurgia.
Per i legamenti collaterali, la cura è di
norma conservativa: terapia antifiammatoria e antidolorifica, ghiaccio, mantenimento dell’arto in posizione elevata e applicazione di un bendaggio elastico. In alcuni casi, può essere necessario fare ricorso ad un immobilizzazione del ginocchio con una ginocchiera rigida. Si guarisce generalmente in uno o due mesi.
Le Lesioni Meniscali
I menischi hanno una forma a “mezzaluna”, sono poco o nulla vascolarizzati, hanno soprattutto una funzione ammortizzante e stabilizzante dell’articolazione, sono due per ginocchio: mediale e laterale.
I menischi possono rompersi o disinserirsi, a causa di traumi o per usura. La rottura può essere sulla loro porzione centrale (di solito radiali o a manico di secchio), sulla porzione più anteriore (corno anteriore) o su quella posteriore (corno posteriore). La presenza di un menisco lesionato all’interno del ginocchio equivale a quella di un sassolino all’interno di un ingranaggio: in entrambe le situazioni l’efficienza complessiva diminuisce mentre aumenta l’usura ed il rischio di lesioni più severe. Durante un banale movimento o in seguito ad un trauma il menisco può rimanere pizzicato tra la tibia ed il femore, lacerandosi come farebbe un pezzo di stoffa incastrato in una portiera. Nelle persone anziane, a causa della disidratazione dei menischi dovuta all’età, anche un banale piegamento può provocarne la rottura.
La sintomatologia è specifica: si prova dolore e rigonfiamento locale, spesso con il cedimento ed il blocco dell’articolazione, causato dai frammenti di menisco che interferiscono con la normale mobilità del ginocchio. Il dolore aumenta nella posizione che ha generato la lesione meniscale, ad esempio durante la sua rotazione o pressione.
Trattamento, cura e riabilitazione

Dal momento che il menisco non è in grado di ripararsi da se per via della
scarsa vascolarizzazione il trattamento è spesso chirurgico, anche se con gli anni si è visto che onde accelerare fenomeni artrosici al ginocchio è meglio essere il meno invasivi possibile. Infatti anche con la comparsa di strumenti di fisioterapia sempre più potenti (Tecar, laser, ecc.), la terapia conservativa nelle lesioni meniscali sta prendendo sempre più piede, ovviamente in questo tipo di terapia si associa alla terapia fisica un grosso lavoro di rinforzo muscolare.
Nei casi più gravi di rottura con blocchi articolari e dolore, si ricorre all’intervento chirurgico in artroscopia. Con idonei strumenti e penetrando nell’articolazione attraverso due piccole incisioni da 0,5 cm della cute si è in grado di riparare la disinserzione mediante delle suture, asportarando solo la parte rotta del menisco, in modo da conservare il più possibile la struttura originaria, e renderne regolare il profilo: in questo modo si consente a questo naturale ammortizzatore di riprendere la sua funzione e si elimina il dolore.
Il paziente è in grado di riprendere la deambulazione rapidamente e può ritornare all’attività sportiva – se è giovane ed è un atleta – in un mese circa.
L'Artrosi
Quando la lesione della cartilagine articolare è diffusa si parla di “Artrosi”.
L’artrosi è una patologia degenerativa a cui tutti andiamo incontro poiché, come detto precedentemente, la cartilagine articolare non si rigenera. In alcuni soggetti questo fenomeno è più grave per diversi motivi (traumi, predisposizione, sovrappeso, ecc.).
Il primo sintomo della sofferenza della cartilagine, oltre al gonfiore, è la diminuzione dei movimenti; le attività di vita quotidiana come l’alzarsi da una sedia ed il camminare divengono difficoltose e dolorose.
Il trattamento, la cura e la riabilitazione
L’intervento in questo caso rappresenta “l’atto finale”, infatti, anche se negli anni le tecniche chirurgiche sono migliorate in modo incredibile, si cerca sempre l’approccio conservativo (fisioterapico e farmacologico).
Dal punto fisioterapico l’abbinamento fra Tecar terapia, rinforzo muscolare in scarico (anche in acqua), calo ponderale, ha registrato presso il nostro centro degli ottimi risultati, soprattutto se la patologia non è in una forma molto avanzata.
I
noltre la ripatizioni a cicli di queste terapie, sommate ad uno stile di vita del paziente adeguato (controllare il peso e fare una giusta attività fisica), consente spesso di mantenere i risultati a lungo.
Quando nonostante tali cure è impossibile controllare il dolore, ed il paziente inizia a sentirsi limitato nella normale vita di relazione, allora si può prendere in considerazione l’intervento chirurgico di impianto di una protesi. Va valutata l’anamnesi clinica del paziente, il grado di motricità e la forza muscolare delle ginocchia ed il movimento. Inoltre, verranno effettuate delle radiografie per determinare la superficie delle lesioni delle articolazioni delle ginocchia.
Ecco alcuni motivi che possono spingere alla decisione per l’intervento:
Il dolore limita la vita quotidiana e la deambulazione;
Il dolore è continuo anche a riposo, notte e giorno;
Mancanza di stabilità sulla gamba malata;
Mancanza di effetto degli anti-infiammatori o effetti collaterali degli anti-infiammatori (gastrite, ulcera, sanguinamento, ipertensione);
Mancanza di effetto della fisioterapia;
Perdita significativa del movimento.
L’intervento di protesi di ginocchio è volto a migliorare le condizioni di vita del paziente, alleggerendo il dolore, restituendo della mobilità, correggendo le deformazioni e la claudicazione e ristabilendo la lunghezza della gamba.
Il protocollo riabilitativo necessario dopo questo intervento ha una durata di due mesi.
Le Lesioni Cartilaginee
Le cartilagini articolari possono anch’esse essere soggette a lesioni, quando
sono piccole e circoscritte solitamente sono di tipo traumatico, quando sono diffuse spesso sono di tipo degenerativo (artrosi)
Il tessuto cartilagineo non si ricostruisce da se, una problematica di questo tipo da dolore ed impotenza funzionale soprattutto sotto carico.
Trattamento, cura e riabilitazione
La diagnosi non è facile ed è prevalentemente strumentale (risonanza magnetica), anche se solamente l’artroscopia ci può dare la vera consistenza del tessuto cartilagineo.
Nei casi di lesioni lievi il trattamento può essere c.d. conservativo: diminuire l’attività fisica, perdere peso, indossare dei tutori, assumere antiinfiammatori e antidolorifici, effettuare programmi di fisioterapia (Tecar, laser e rinforzo muscolare in scarico), o infiltrazioni con steroidi o acido ialuronico, oppure con derivati del plasma, che hanno effetto antifiammatorio e antidolorifico (questo trattamento è stato introdotto di recente).
In quelli più gravi andrà valutato un intervento chirurgico, principalmente consistente nel trapianto di cartilagine. Con questa tecnica si impiantano delle cellule cartilaginee (condrociti) “autologhi”, cioè coltivati in laboratorio dopo averli prelevati dal paziente stesso. Questa è una metodica all’avanguardia che consente di colmare dei difetti circoscritti di cartilagine, presenti sulle superfici di carico delle articolazioni, che sono responsabili della sintomatologia dolorosa che i pazienti lamentano.
E’ stata recentemente introdotta una tecnica innov
ativa, consistente nell’uso di cartilagini sintetiche, che vengono impiantate insieme a cellule staminali (per migliograrne l’attecchimento); ciò consente di effettuare un solo intervento chirurgico. E’ bene tuttavia precisare che, come in tutti i trapianti, possono verificarsi delle difficoltà di attecchimento delle cellule.
Il programma riabilitativo dopo questi tipi di interventi può variare fra uno e due mesi e viene personalizzato in base all’intervento ed al paziente.
L'Iperpressione Rotulea

L’iperpressione rotulea è una patologia in cui nell’estensione della gamba, la rotula non compie il normale tragitto scorrendo ben centrata nella doccia epitrocleare ma ha la tendenza spingere verso l’esterno, spesso con un rumore secco, e scorrere più lateralmente ad essa. Quando il ginocchio viene flesso, la rotula si impegna nel solco femorale
e rientra nella sua posizione normale.
Si tratta di una circostanza che colpisce soprattutto i giovani e in prevalenza di sesso femminile con le ginocchia ad X. La causa è prevalentemente congenita. All’inizio non si avverte nessun sintomo: c’è solo un aumento degli attriti in una zona di contatto tra rotula e femore, non documentabile con nessun esame radiologico. Successivamente compare il dolore, e il possibile blocco articolare, in occasione di sollecitazioni
sportive o lavorative. Generalmente questa condizione si associa ad una lassità o ad una minore resistenza del tendine del muscolo vasto mediale, mentre il tendine del muscolo vasto
laterale ha una maggiore tensione.
Si può formare inoltre una condropatia (infiammazione dovuta al logorio e all’usura della cartilagine sotto la rotula, che diventa condromalacia quando è degenerativa) con dolore retrorotuleo; negli sportivi questa ulteriore patologia può verificarsi per il sovraccarico e per microtraumi connessi ad una situazione anatomica sfavorevole (valgismo, rotula alta, debolezza del legamento).
Trattamento,cura e riabilitazione
Il trattamento, a parte casi particolarmente gravi dove è stata compromessa seriamente la cartilagine articolare, è di tipo conservativo. Al centro Fisiokinetica abbiamo messo a punto un protocollo che prevede inizialmente un ciclo di Tecar terapia per risolvere la problematica infiammatoria, dopo di che si passa alla fase del potenziamento muscolare che deve avvenire sempre in assenza di dolore e soprattutto fuori da quegli angoli nei quali la rotula va in conflitto, il tutto controllando la postura del paziente con tecniche posturali (rpg, mezieres, ecc.) o con tecniche osteopatiche in base al singolo caso che si presenta di fronte a noi.