La Spalla

Anatomia e fisiologia della spalla

L’articolazione della spalla deve garantire contemporaneamente mobilità e stabilità, ed è molto spesso proprio quando questo sottil

equilibrio viene alterato che compaiono gran parte delle patologie che la riguardano. in una Per adempiere a questa duplice e contraddittoria funzione, a livello anatomico questa esigenza si traduce in un complesso sistema di articolazioni e muscoli che devono lavorare in si
nergia tra loro.

A livello articolare infatti, con il termine “spalla” non si intende un’unica struttura, ma l’insieme di cinque articolazioni che nell’ordine sono:

scapolo-omerale (la più importante, composta dalla testa omerale che si interfaccia con la cavità glenoidea della scapola, superfici sferiche che garantiscono l’ampiezza dei movimenti del nostro arto superiore nello spazio; tra esse abbiamo il cercine glenoideo, un anello di fibro-cartilagine che ha lo scopo di aumentare la superficie di contatto migliorarando la congruenza;

sotto-deltoidea (legata ai movimenti della scapolo-omerale: ogni movimento di questa provoca un movimento e un adattamento della sottodeltoidea; è formata dalla cuffia dei rotatori, da una borsa sierosa e da un tetto osseo costituito dall’arco coraco-acromiale);

scapolo-toracica (fondamentale per la dinamica della spalla, consiste nello scivolamento della scapola sul piano toracico, e tale movimento può essere di traslazione laterale, traslazione verticale e basculamento. Nel caso tale mobilità sia ridotta, tutti glia altri movimenti e articolazioni ne risentono in senso negativo);

acromion-claveare (formata da acromion a clavicola, e rinforzata dal legamento conoide e trapezoide, che insieme al legamento acromion-clavicolare e coraco-clavicolare forniscono maggiore stabilità al sistema);

sterno-costo-claveare (composta dalla clavicola, dallo sterno e dalla prima cartilagine costale, funziona come un vero e proprio cardine che collega l’arto superiore alla parte anterione del torace)
L’insieme di queste cinque articolazioni viene azionato da numerosi gruppi muscolari (ventisei in tutto) e protetto da numerosissime strutture ana
tomiche stabilizzatrici, capitanate dai muscoli e dai tendini che formano la cuffia dei rotatori.
I muscoli della spalla vanno dal cingolo scapolare all’omero; il più superficiale è il deltoide, oltre a questo anche l’infraspinato, il piccolo rotondo e il grande rotondo fanno rilievo superficialmente; il sovrapinoso ed il sottoscapolare sono invece profondi e nascosti. Il deltoide si inserisce nel terzo laterale del margine anteriore della clavicola, sull’acromion e su tutta l’estensione della spina della scapola; possiamo quindi distinguere, a seconda del segmento osseo di origine, un
a porzione claveare, una acromiale ed una spino-scapolare, le cui fibre espanse a ventaglio si raccolgono in un fascio tendineo unico che va ad inserirsi sull’impronta deltoidea dell’omero. Questo muscolo nella sua contrazione sposta l’arto superiore in
alto e lateralmente sino alla direzione orizzontale, cioè in abduzione.

 

Il sovraspinoso è nascosto sotto l’inserzione del trapezio a livello della spina della scapola, occupa la fossa sovraspinata e va ad inserirsi sulla faccetta superiore della grande tuberosità dell’omero. Abduttore e rotatore del braccio concorre ad avvicinare la testa dell’omero alla cavità glenoidea della scapola. L’infraspinato occupa la fossa omonima della scapola, le sue fibre nascono dalla superficie di questa e convergono poi su un tendine appiattito che si inserisce sulla faccetta media della grande tuberosità dell’omero. La sua azione è agonista a quella del muscolo sovraspinoso. Il piccolo rotondo si origina dalla porzione più alta del margine ascellare della scapola, affianca il margine inferiore e laterale dell’infraspinoso e si inserisce sull’omero a livello della faccetta inferiore della grande tuberosità. La sua azione è sinergica a quella dell’infraspinoso. Il grande rotondo dall’angolo inferiore della scapola , si porta in alto, lateralmente ed in avanti per inserirsi sul labbro posteriore del solco bicipitale dell’omero. Ha una duplice azione: se prende punto fisso sulla scapola, adduce il braccio al tronco; se invece prende punto fisso sull’omero solleva la spalla spostandola verso fuori; inoltre agisce come intrarotatore. Il sottoscapolare è nascosto sotto la scapola, ove occupa la fossa sottoscapolare, i suoi fasci si uniscono in un tendine breve e robusto che si inserisce poi a livello della piccola tuberosità dell’omero. È un abduttore e intraruotatore, contribuisce inoltre, insieme all’infraspinato ad avvicinare la testa dell’omero alla cavità glenoidea.

 

 

CUFFIA DEI ROTATORI

 

Quattro dei muscoli precedentemente descritti e i loro relativi tendini formano la cosiddetta “cuffia dei rotatori”; essa merita un approfondimento per l’importanza che riveste nella dinamica della spalla (sia nella fase di movimento che in quella di stabilizzazione) e anche perché spesso, come vedremo in seguito, è anche la sede delle principali patologie di questo distretto.

Nello specifico questi quattro tendini con i relativi muscoli sono:

– superiormente il tendine del muscolo sovraspinato, con la sua azione azione abduce e ruota all’esterno (extraruota) il braccio, in sinergia con l’azione del deltoide
– anteriormente il tendine del muscolo sottoscapolare, che con la sua azione adduce e ruota verso l’interno il braccio (intrarotatore)
– posteriormente i tendini dei muscoli sottospinato, che con con la sua azione ruota esternamente il braccio e rinforza la capsula dell’articolazione scapolo omerale, stabilizzandola, ed il tendine del piccolo rotondo che con la sua azione, sinergica nei confronti dell’infraspinato , ruota debolmente verso l’esterno il braccio .
Questi muscoli con la loro contrazione tonica stabilizzanola spalla impedendone la lussazione (fuoriuscita della testa omerale dalla cavità glenoidea). I tendini piuttosto vasti (circa cinque centimetri) proteggono l’intera articolazione formando una vera e propria cuffia che avvolge la parte superiore dell’omero.
PRINCIPALI PATOLOGIE DELLA SPALLA

Prima di parlare delle principali patologie della spalla è importante precisare che le possiamo dividere in due grandi categorie che sono:

1- patologie di origine traumatica o microtraumatica, che di solito generano instabilità

2- patologie di origine degenerativa o da sovraccarico, condizionanti infiammazioni, calcificazioni, lesioni alla cuffia dei rotatori.

Al primo gruppo corrispondono problematiche tipiche dei giovani, nei quali incidenti, traumi, ipersollecitazioni alla spalla comportano una diminuzione della stabilità. Questa è assicurata di norma da capsula, legamenti e corretta funzione muscolare. Una qualsiasi alterazione dei mezzi di contenzione comporta l’instaurarsi di dolore e apprensione.

La lussazione è la perdita completa dei rapporti articolari, generalmente prodotta da un trauma importante anche se è favorita da alcune condizioni predisponenti (iperlassità), e a sua volta genera disturbi e problematiche ad essa correlate (lesione di Hill-Sachs e Bankart).

Il secondo gruppo include tutte le problematiche legate all’usura della spalla, condizionata dalla postura, dai movimenti ripetuti tante volte nell’arco della giornata, per esempio quelli lavorativi, dal mantenimento di posizioni fisse, da sovraccarichi alla spalla. A seconda della gravità, della sede, della progressione della malattia, delle condizioni predisponenti, possiamo trovarci di fronte quadri di tendiniti, borsiti, calcificazioni, sindromi da impingement, SLAP lesion, lesioni della cuffia dei rotatori parziali, totali, a medio o a tutto spessore.

Si includono in questo gruppo anche la capsulite adesiva e la spalla congelata, che di norma derivano da problematiche precedenti non trattate.

Abbiamo scelto di descrivere quelle che secondo noi sono le patologie più importanti e frequenti a carico della spalla che sono:

Lesioni della cuffia dei rotatori

Tra i quattro muscoli che compongono la cuffia dei rotatori, il sovraspinato è quello che si lesiona più frequentemente. In realtà quando si parla di rottura della cuffia dei rotatori non si fa riferimento a lesioni di natura muscolare ma tendinea.
Il tipo di ferita può variare da un’infiammazione tendinea locale, senza alcun danno permanente, ad una lesione parziale o completa che potrebbe richiedere l’intervento di riparazione chirurgica.In entrambi i casi si registrerà un deficit più o meno marcato nella forza di abduzione del braccio (impotenza funzionale), spesso accompagnato da dolore. In particolare il soggetto faticherà a mantenere il braccio sollevato lateralmente tra i 60° ed i 120°. Un apposito test per diagnosticare la lesione della cuffia dei rotatori andrà proprio a testare la risposta muscolare del paziente in questi angoli di movimento.

 

CAUSE
Ci sono due principali cause di lesioni della cuffia dei rotatori: lesioni acute e la degenerazione cronica.
Lesione acuta
Se cadete giù sul vostro braccio teso o sollevate qualcosa di troppo pesante, con un movimento a strappo, si può rompere la vostra cuffia dei rotatori. Questo tipo di rottura può associarsi ad altre lesioni della spalla, come una clavicola rotta o una spalla lussata.
Lesione degenerativa
La maggior parte delle lesioni sono di questo tipo e sono il risultato di un logoramento del tendine che avviene lentamente nel tempo. Questa degenerazione si verifica naturalmente con l’avanzare dell’età. Le lesioni della cuffia dei rotatori sono più comuni nel braccio dominante. Se si soffre di una lesione degenerativa della spalla, è probabile che la stessa cosa succeda anche alla spalla opposta (anche se non avete dolore in quella spalla).
Diversi fattori contribuiscono alle lesioni della cuffia dei rotatori degenerative o croniche:
Stress ripetuti: Ripetendo più volte gli stessi movimenti della spalla si sollecitano i muscoli e i tendini della cuffia dei rotatori. Il baseball, il tennis, il canottaggio, il culturismo sono esempi di attività sportive che possono mettere in pericolo i tendin
i della cuffia dei rotatori della spalla. Ma anche molti tipi di lavoro che comportano le continue sollevazioni della spalla verso l’alto e semplici faccende di routine possono causare rotture da uso eccessivo.
La mancanza di afflusso di sangue: Col passare degli anni, l’afflusso di sangue nei nostri tendini della cuffia dei rotatori diminuisce. Senza un buon apporto di sangue, la capacità naturale del corpo di riparare i danni del tendine è compromessa. Questo in ultima analisi può portare ad una rottura del tendine.
Speroni ossei (osteofiti): Con l’avanzare dell’età, speroni ossei (crescita eccessiva delle ossa) spesso si sviluppano sulla parte inferiore dell’acromion. Quando eleviamo il nostro braccio, gli speroni strofinano contro i tendini della cuffia dei rotatori. Questa condizione si chiama impingement o conflitto subacromiale della spalla, che nel tempo indebolirà il tendine della cuffia dei rotatori e renderà più probabile la sua rottura.

 

FATTORI DI RISCHIO
Poiché le lesioni della cuffia dei rotatori sono in gran parte causate dalla normale usura, che va di pari passo con l’invecchiamento, le persone con più di 40 anni sono a maggior rischio.
Anche le persone che fanno sport o lavori che comportano sollevamenti reiterati delle spalle sono a rischio di rottura della cuffia dei rotatori. Gli atleti sono particolarmente vulnerabili alle lesioni da uso eccessivo, in particolare i giocatori di tennis e i lanciatori di baseball.
Pittori, falegnami, e altri il cui lavoro comporta il sollevamento di pesi dietro la testa (lavoratori overhead) sono maggiormente a rischio, così come far palestra effettuando esercizi sbagliati come sollevare pesi con le spalle dietro la testa (overhead) può essere particolarmente rischioso.
Sebbene le lesioni da uso eccessivo siano causate da attività sportiva o da lavori overhead e quindi si verifichino nelle persone più giovani, la maggior parte delle lesioni nei giovani adulti sono causate da una trauma, come una caduta.
DIAGNOSI DELLE LESIONI DELLA CUFFIA
L’indagine strumentale più comunemente usata per diagnosticare una rottura della cuffia dei rotatori è la risonanza magnetica. Essa è infatti in grado di visualizzare con estrema precisione l’esatta localizzazione e l’entità della lesione. I raggi X non sono in grado di mostrare chiaramente lo stato di salute dei tendini ma possono evidenziarne le conseguenze (restringimento dello spazio tra tendini ed acromion, speroni acromiali, artrosi, osteofiti) soprattutto se eseguiti iniettando un mezzo di contrasto nella spalla. Anche l’ecografia è in grado di identificare con una certa qualità le lesioni tendineee pur non essendo in grado di diagnosticare eventuali patologie ossee. Il ricorso a questi esami avviene generalmente dopo un trauma importante o quando dopo un periodo di adeguato riposo la condizione della spalla non migliora.
In ogni caso è possibile diagnosticare con certezza la vera causa dei problemi alla spalla soltanto integrando i risultati di più indagini strumentali (ad esempio risonanza + radiografia) con quelli della visita medica.
SINTOMI DELLE LESIONI DELLA CUFFIA
I sintomi più comuni di una rottura della cuffia dei rotatori sono:
Il dolore a riposo e di notte, in particolare se si dorme sulla spalla malata.
Il dolore durante il sollevamento e l’abbassamento del braccio o durante movimenti specifici.
Debolezza durante il sollevamento o la rotazione del braccio (impotenza funzionale).
Crepitio o sensazione rumorosa quando si muove la spalla in certe posizioni.
Le lesioni che si verificano all’improvviso, come in seguito ad una caduta, di solito causano dolore intenso. Ci può essere una sensazione di blocco e di debolezza immediata nella parte superiore del braccio.
Le lesioni invece che si sviluppano lentamente a causa di un uso eccessivo possono comunque causare dolore e debolezza del braccio che peggiora col tempo. Si può avere dolore alla spalla quando si solleva il braccio di lato, oppure dolore che migra verso il basso lungo il braccio. In un primo momento, il dolore può essere lieve e presente solo quando si solleva il braccio sopra la testa, come ad esempio, raggiungendo il cassetto di un armadio posizionato in alto. In genere il dolore all’inizio è ciclico alternando periodi più o meno lunghi di benessere a periodi di dolore ed impotenza funzionale. Farmaci antiinfiammatori non steroidei come il Ketoprofene o l’Ibuprofene (da assumere sempre con prescrizione del proprio Medico Curante e dopo aver letto attentamente il foglietto illustrativo), in un primo momento possono dare sollievo dal dolore. Nel tempo, il dolore può diventare continuo e più grave e lo si avverte anche a riposo, e i farmaci iniziano a non fare più effetto. Si inizia ad avvertire dolore anche di notte mentre si dorme. Il dolore e la debolezza alla spalla possono compromettere le normali attività di routine come pettinarsi i capelli e raggiungere la schiena con le mani, come ad esempio allacciarsi un reggiseno, diventa difficile.

 

TRATTAMENTO

Un dolore cronico alla spalla e al braccio sono buoni motivi per vedere il vostro medico. Il trattamento precoce può prevenire i sintomi di peggioramento. Potrà anche farti tornare alla normale routine quotidiana più velocemente. L’obiettivo di qualsiasi trattamento è di ridurre il dolore e di ripristinare la funzione della vostra spalla. Ci sono diverse opzioni di trattamento per una rottura della cuffia dei rotatori, e l’opzione migliore è diversa per ogni persona. Nella pianificazione del trattamento, il vostro ortopedico prenderà in considerazione la vostra età, il livello di attività, la salute generale e il tipo di lesione che avete.
Il trattamento dopo lesione della cuffia dei rotatori è essenzialmente di due tipi:
1- CHIRURGICO
2- NON CHIRURGICO (o conservativo)
Cercheremo in seguito di spiegare quando una lesione deve passare attraverso le mani (ed il bisturi!) dello specialista e quando non serve, ma già da ora possiamo affermare fortemente che in tutti i casi il ruolo della FISIOTERAPIA e della RIABILITAZIONE è fondamentale.
E’ facilmente intuibile che nel decidere se una lesione è di interesse chirurgico o meno intervengono tantissimi fattori come l’età per esempio con il conseguente utilizzo della spalla, infatti la stessa lesione in un quarantenne che fa un lavoro manuale è diversa se la troviamo in una donna settantenne casalinga.
Cerchiamo di riassumere quali sono gli aspetti che possono fare decidere per l’intervento:
– I sintomi durano da 6 a 12 mesi.
– La lesione è grande (oltre 3 cm).
– Avere una significativa debolezza e perdita della funzione della vostra spalla.

– La lesione è stata causata da un trauma recente (lesione acuta).

IN COSA CONSISTE L’INTERVENTO
L’intervento chirurgico per riparare una cuffia dei rotatori lacerata consiste nel ricollegare il tendine alla testa dell’omero (osso del braccio) e fissarlo all’osso in genere con l’utilizzo di microviti (ancore). Ci sono diverse opzioni per la riparazione di lesioni della cuffia dei rotatori. Il chirurgo ortopedico discuterà con voi la procedura migliore per soddisfare le vostre esigenze individuali. Sia essa una lesione parziale o completa il tendine verrà riparato e ricucito nelle sue parti rotte per poi essere riancorato all’osso da dove si è staccato.

LA RIABILITAZIONE DELLE LESIONI DELLA CUFFIA TRATTATE
CONSERVATIVAMENTE
Come detto in precedenza la fisioterapia e la riabilitazione rivestono un ruolo sempre più importante nel trattamento delle lesioni della cuffia. In quelle trattate conservativamente assume un peso molto importante anche la terapia fisica di ultima generazione come la TECAR terapia ed i LASER YAG ad alta potenza, infatti la prima fase di questa riabilitazione è risolvere l’infiammazione e di conseguenza il sintomo doloroso.
Nella quasi totalità dei casi il paziente si rivolge a voi soprattutto perché ha molto dolore che aumenta alla notte con conseguente perdita del riposo e grande disagio psicofisico, diventa così fondamentale avere degli strumenti, come Tecar e Laser appunto, molto utili per ridurre il dolore.
Quando la sintomatologia dolorosa migliora si passa alla vera e propria fase riabilitativa dove gli obbiettivi sono:
– recupero della completa articolarità (con manipolazioni, lavoro in piscina riabilitativa ed in palestra riabilitativa)
– rinforzo muscolare con particolare attenzione alla corretta sinergia dei vari gruppi muscolari per evitare “conflitti”
– propriocettività
– esercizi per il mantenimento da fare a domicilio

LA RIABILITAZIONE DELLE LESIONI DI CUFFIA DOPO INTERVENTO
CHIRURGICO
La riabilitazione ha un ruolo fondamentale nella guarigione e nel consentirvi di tornare alle vostre attività quotidiane.
Nota bene: qualora decidiate di sottoporvi ad intervento chirurgico di riparazione della cuffia dei rotatori dovete sapere che i tempi di recupero sono molto lunghi e che la riabilitazione, punto chiave della vostra guarigione, dovrá essere fatta con assoluta dedizione pena il fallimento della procedura stessa. Un paziente poco motivato non è un buon candidato per questo tipo di chirurgia.
Un adeguato programma di riabilitazione ed un personale composto da professionisti del settore vi aiuterà in questo lungo e noioso percorso verso la guarigione che non avverrá quasi mai prima che siano trascorsi almeno 5 mesi dall’intervento chirurgico.
Immobilizzazione
Dopo l’intervento chirurgico, la terapia progredisce per fasi. Dapprima, la riparazione dovrà essere protetta durante la guarigione del tendine riparato. Per impedire al braccio di muoversi, vi verrà ordinato di indossare un tutore particolare (tipo ultrasling 15° di abduzione) che indosserete per le prime 4-6 settimane che dipende dalla gravità della vostra lesione.
Ginnastica passiva
Anche se la vostra lesione è stata riparata, i muscoli intorno al braccio restano deboli. Una volta che il chirurgo decide che è sicuro per voi iniziare a muovere il braccio e la spalla, un fisioterapista vi aiuterà con esercizi passivi a migliorare la gamma di movimento della vostra spalla. Con gli esercizi passivi, il terapista sostiene il braccio e lo sposta in diverse posizioni. Nella maggior parte dei casi, la ginnastica passiva viene iniziata entro le prime 4 – 6 settimane dopo l’intervento.
Esercizi attivi
Dopo 4-6 settimane, si inizierà ad eseguire esercizi attivi senza l’aiuto del vostro terapista. Muoverete i muscoli da soli e gradualmente per aumentare la forza e migliorare il controllo del braccio. Dall’ 8° alla 12° settimana, il fisioterapista inizierà a lavorare con voi su un programma di esercizi di potenziamento muscolare.
Nota bene: Un recupero completo richiederà diversi mesi. Molti pazienti raggiungono una gamma funzionale del movimento e un’adeguata resistenza da 4 a 6 mesi dopo l’intervento chirurgico. Anche se si tratta di un processo lento, il vostro impegno per la riabilitazione è la chiave per un esito positivo.

DOMANDE FREQUENTI

1- Una rottura della cuffia dei rotatori se non trattata con il tempo peggiora?
Se si é affetti da una rottura della cuffia dei rotatori della spalla e si continua ad usare la spalla, nonostante il fatto che il dolore aumenti, questo può causare ulteriori danni. Una rottura della cuffia dei rotatori può diventare più grande nel tempo. Ma in realtà non vi è alcuna evidenza scientifica che dimostri risultati migliori a seguito di un intervento chirurgico eseguito precocemente cioè vicino al momento della lesione rispetto allo stesso intervento eseguito più tardi. Per questo motivo, quasi sempre, è consigliabile eseguire prima il tentativo di trattamento non chirurgico per le lesioni della cuffia dei rotatori anche se la scelta verrà valutata dal vostro ortopedico caso per caso.

2- Quando posso guidare la macchina?
In genere devono passare circa 10-12 settimane dopo l’intervento chirurgico perchè la mobilitá della spalla vi consenta di poter manovrare gli strumenti della vostra auto in sicurezza ma soprattutto quello è il periodo necessario a ché il tendine riparato inizi a fare delle solide radici biologiche nell’osso per consentirvi di affrontare movimenti un pò più pesanti in caso di difficoltá alla guida senza rischiare la recidiva della lesione del vostro tendine riparato. Questo periodo però, verrá discusso con il vostro ortopedico ai vari controlli monitorando i progressi fatti.

3- Cosa posso aspettarmi dalla chirurgia?
La maggior parte dei pazienti riferisce un miglioramento della forza della spalla e meno dolore dopo un intervento chirurgico per una rottura della cuffia dei rotatori. Ogni tecnica di riparazione chirurgica (aperta, mini-open e artroscopica) ha risultati simili in termini di sollievo dal dolore, miglioramento della forza e della funzione, e di soddisfazione del paziente. La competenza del chirurgo e del team di riabilitazione scelti è molto importante nel raggiungimento dei risultati.
I fattori che possono diminuire la probabilità di un risultato soddisfacente includono:
Tessuto del tendine di scarsa qualità.
Lesioni grandi o massive.
Scarsa collaborazione del paziente con la riabilitazione dopo l’intervento chirurgico.
L’età del paziente (età superiore a 65 anni).
Il fumo e l’uso di altri prodotti alla nicotina.
Richieste di risarcimento dei lavoratori.
E’ chiaro che se andiamo a riparare una lesione molto ampia (massiva) in una persona che abbia superato i 50 anni la possibilità che il paziente riprenda a muovere la spalla senza nessuna limitazione e con la stessa forza della spalla sana è molto improbabile. In questi pazienti ci si deve porre come obiettivo che muovano la prorpia spalla senza dolore e riescano a fare senza problemi tutte le faccende della vita quotidiana senza particolari capacità di ripresa degli sport se prima ne facevano. Al contrario le rotture traumatiche dei giovani sportivi in genere sono quelle che danno i migliori risultati arrivando a recuperare anche al 100% in molti casi.

4- Complicazioni
Dopo la chirurgia della cuffia dei rotatori, una piccola percentuale di pazienti ha esperienza con le complicanze. Oltre ai rischi della chirurgia in generale, come la perdita di sangue o problemi legati all’anestesia, le complicanze della chirurgia della cuffia dei rotatori possono comprendere:
Lesioni nervose: complicanza del tutto eccezionale soprattutto nella chirurgia artroscopica. Quando si verifica in genere interessa in genere il Nervo Circonflesso, quel nervo che attiva il muscolo della spalla (deltoide).
Infezione: ai pazienti verrà somministrato un antibiotico prima dell’intervento per ridurre il rischio di infezione. Se si sviluppa un’infezione, può essere necessario un ulteriore intervento chirurgico o un trattamento antibiotico prolungato.
Distacco del deltoide: Questa é una complicanza appannaggio solo della chirurgia aperta tradizionale. Durante una riparazione a cielo aperto, questo muscolo della spalla viene in parte staccato per fornire un migliore accesso alla cuffia dei rotatori. È molto importante proteggere questa zona dopo l’intervento e durante la riabilitazione per permettergli di guarire.
Rigidità: La riabilitazione precoce riduce la probabilità di rigidità permanente o la perdita del movimento. La maggior parte delle volte, la rigidità migliora con la fisioterapia più aggressiva, con l’esercizio fisico ed il nuoto.
Sindrome di Popeye: leggi sopra nel capitolo “trattamento” di cosa si tratta.
Recidiva della lesione: leggi subito dopo.

5- Che possibilitá c’è che dopo l’intervento il mio tendine si rompa di nuovo?
La ri-rottura del tendine riparato o la sua mancata guarigione la chiameremo “recidiva della lesione”. In effetti esiste la possibilità di recidiva dopo ogni tipo di riparazione e questo o perchè durante la riabilitazione il tendine forzando sui fili che lo tengono ancorato all’osso li rompa o perchè il tendine stesso ceda sulla cucitura a causa della sua scarsa qualitá o perchè la lesione era molto grande e i muscoli erano accorciati per cui al momento della riparazione i tendini sono stati trascinati fino all’osso per un lungo tratto quindi sono stati ancorati in tensione, tensione che con il tempo fa cedere la cucitura. In letteratura la percentuale di recidiva della lesione dei tendini della cuffia dei rotatori dopo riparazione è variabile dal 10% al 30 %, percentuale sicuramente non trascurabile. Sul valore di questa percentuale incide ovviamente il tipo di lesione e la qualitá del tendine che andiamo a riparare (è tanto più alta la percentuale di recidiva quanto più era grande la lesione e quanto più è degenerato – di cattiva qualitá, poco resistente – il muscolo ed il tendine che viene riparato) ma anche, e moltissimo, il rispettare oppure arbitrariamente non rispettare le restrizioni prescritte dal vostro ortopedico durante il periodo di riabilitazione. La qualitá del tendine dipende non solo dall’etá del paziente ma anche dal periodo trascorso dalla lesione e se essa era degenerativa, cioè da usura, il tendine sará di qualitá peggiore, o traumatica. Un tendine
rotto, che non lavora, con il tempo perde la sua vitalitá e quindi la sua struttura si indebolisce e si infarcisce di grasso. La Risonanza Magnetica prima dell’intervento ci fornisce utili indicazioni sulla qualitá del muscolo rotto, parlatene con il vostro ortopedico per avere informazioni corrette sulle aspettative della vostra chirurgia. Comunque i pazienti che ri-strappano i loro tendini (recidivano) di solito non hanno dolore o la funzionalità della spalla diminuisce solo in parte. Ripetere la chirurgia è necessario solo se vi è un forte dolore o una severa perdita di funzionalità.

Sindrome da Conflitto/Tendiniti/Borsiti

Eziopatogenesi

Al fine di comprendere il comportamento biomeccanico della spalla e, quindi, l’origine dei suoi più frequenti meccanismi di lesione, è importante capirne il funzionamento: come già accennato in precedenza, il sistema di stabilizzazione attivo dell’articolazione è dato da due grandi gruppi muscolari (intra ed extra rotatori) con funzioni antagoniste; ma mentre il primo gruppo è composto da muscoli grandi , potenti e con leve più lunghe (gran pettorale, gran dorsale, grande rotondo e sottoscapolare) , il secondo può contare su elementi più piccoli e meno potenti (sottospinoso, piccolo rotondo). Ciò può a lungo andare determinare, in situazioni predisponenti (quali l’ambito sportivo o il sovraccarico funzionale di alcune professioni) l’insorgenza di uno squilibrio muscolare tra le due forze in gioco, con conseguente “disassamento” della testa omerale nella glena durante il suo range di movimento; come effetto, questo continuo “attrito” crea conflitto e porterà all’infiammazione delle varie strutture intra-articolari (quindi a borsiti, tendiniti, soprattutto del tendine del capo lungo del bicipite e del sovra spinoso, che è il muscolo per eccelenza responsabile della centratura della testa omerale nella glena scapolare) fino ad evolvere in vere e proprie patologie degenerative.

Possiamo quindi schematizzare tutto ciò individuando 3 principali stadi evolutivi del conflitto di spalla:
Lo STADIO 1 del conflitto è la BORSITE, che corrisponde ad una sofferenza da pressione eccessiva delle borse sierose (piccoli sacchettini contenenti liquido sinoviale che si trovano nelle principali articolazioni con il compito di favorire il movimento reciproco dei capi articolari e la nutrizione intraarticolare). Si individuano due tipi di borsite: SUB ACROMIO DELTOIDEA o SOTTO DELTOIDEA e SOTTOCO
RACOIDEA.
Lo STADIO 2 è rappresentato dall’insorgenza di TENDINITI dei muscoli coinvolti nel conflitto, che prendono inserzione a livello dell’articolazione scapolo-omerale ( le più frequenti, proprio per la posizione di questi tendini, sono quella del CAPO LUNGO DEL BICIPITE e del SOVRASPINOSO).
Lo STADIO 3 si ha quando alla fine, in seguito alla cronicizzazione di questi processi infiammatori, il conflitto evolve in PATOLOGIE DEGENERATIVE delle strutture articolari, che portano a lesioni anatomiche con rotture parziali o complete (le famose “LESIONI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI”).
zone di conflitto-

Per quanto riguarda le PRINCIPALI ZONE DI LOCALIZZAZIONE DEL CONFLITTO, possiamo affermare che tutti i problemi si localizzano AL DI SOTTO DEL TETTO (
O VOLTA) CORACOACROMIALE.(vedi figura)

(LAC): l’acromion con il legamento acromio-coracoideo

(bsd): la borsa sierosa sotto deltoidea, permette lo scivolamento (sotto la doccia acromio deltoidea) dei tendini della cuffia nella zona del trochite;

(LCH): la borsa sierosa sotto-coracoidea, prolungata da quella del sottoscapolare,permette lo scivolamento sotto la coracoide del trochine.

i diversi tipi di conflitto

Il punto debole dell’articolazione, in cui più frequentemente si verifica questo problema, è prevalentemente anteriore, a causa della maggiore facilità di movimento anteriore per la testa omerale, dovuta all’incom
pleta stabilizzazione capsulo legamentosa e muscolare (i “forami” già citati in precedenza). In base alla localizzazione della zona di conflitto (e, quindi, del dolore avvertito dal paziente), se ne possono individuare 3 differenti tipi:

CONFLITTO ANTERO INTERNO (CAI): si verifica quando si porta l’arto superiore in FLESSIONE, ADDUZIONE E ROTAZIONE INTERNA ( per esempio, quando ci si tocca una spalla con la mano opposta); il dolore che si avverte è legato alla compressione della borsa sotto coracoidea e porta a tendiniti dei muscoli più anteriori, specialmente il SOTTOSCPOLARE (NB: si verifica spesso in molte attività sportive)

CONFLITTO ANTERO SUPERIORE (CAS): si verifica quando si porta l’arto superiore in FLESSIONE, ABDUZIONE E ROTAZIONE INTERNA (per esempio sollevando il braccio verso l’esterno, piegato e con la mano in basso); è responsabile dell’infiammazione della borsa sierosa sotto deltoidea situata subito sotto il legamento coraco acromiale, ed evolve nella tendinite del muscolo SOVRASPINOSO e CAPO LUNGO DEL BICIPITE

CONFLITTO POSTERO SUPERIORE (CPS):il conflitto si verifica proprio sotto la volta, quando si effettua con l’arto superiore il movimento di ESTENSIONE, ABDUZIONE E INTRAROTAZIONE (per esempio portando il braccio dietro la schiena); si ha irritazione della borsa sotto deltoidea a livello dell’angolo posteriore dell’acromion; è responsabile di tendiniti del SOTTOSPINOSO e PICCOLO ROTONDO.
2 COSE DA RICORDARE SEMPRE:

1) Ciò che caratterizza il conflitto è LA ROTAZIONE INTERNA
2) Normalmente il conflitto esordisce come una BORSITE, che poi però cronicizzando evolve in una TENDINITE.

 

La riabilitazione della sindrome da conflitto

In fase acuta, quando il paziente si presenta da noi lamentando forte dolore (spt notturno?) e impotenza funzionale, il primo obiettivo è quello di intervenire per alleviare la sintomatologia dovuta all’infiammazione; a questo scopo si utilizzano le terapie fisiche strumentali valutate più idonee per il paziente e per lo stadio evolutivo della flogosi con cui si presenta, scegliendole tra tecarterapia, laser o ultrasuoni (eventualmente TENS per diminuire il dolore).

In un secondo momento, quando il dolore diminuendo ce lo permette, si comincia la rieducazione funzionale, che consiste in massoterapia decontratturante del distretto e mobilizzazione passiva o attiva-assistita dell’arto superiore, sempre rispettando la sintomatologia dolorosa del paziente, al fine di recuperare il completo ROM (escursione articolare).

Una volta guadagnata l’articolarità, l’obiettivo seguente è quello del rinforzo muscolare, prestando particolare attenzione a potenziare in modo mirato quei gruppi muscolari che prima, a causa della loro debolezza, avevano portato allo squilibrio e, quindi, al conflitto e all’infiammazione (in modo particolare abbassatori ed extrarotatori della testa omerale). A questo scopo vengono proposti al paziente diversi esercizi, con difficoltà ed intensità crescente, che vanno da semplici esercizi con bastone o elastici di differente resistenza, fino ad utilizzare macchinare appositamente dedicati ( Kinesis, elastici, piscina riabilitativa).

L’ultima e conclusiva fase consiste nel recuperare la propriocettività e la piena funzionalità dell’arto superiore e il suo integrale controllo, da parte del paziente, per ciò che riguarda coordinazione e precisione, in tutti i movimenti e i gesti sia quotidiani che sportivi.

Lussazione e Instabilità della Spalla

In questo caso il trattamento riabilitativo da effettuare si valuta come sempre da paziente a paziente (un soggetto giovane sportivo soggetto a lussazioni frequenti gesto-specifiche andrà infatti rieducato in maniera differente rispetto ad uno più anziano con un unico episodio di lussazione di origine traumatica).

Posto che, in genere, si preferisce adottare una linea conservativa prima di intervenire stabilizzando chirurgicamente la spalla, se ciò non dovesse bastare, al secondo o terzo episodio di lussazione (recidivante) si opera e si modifica l’assetto della spalla per evitare definitivamente che ricapiti.

Di norma comunque, per entrambe le soluzioni, si può dire che la riabilitazione passa attraverso tre fasi: nella prima fase, dopo un periodo di immobilità (spesso in un tutore), si procede al recupero del movimento della spalla, della suo completo range articolare, attraverso massoterapia per decontrarre la zona e mobilizzazioni passive e attive-assistite (dando importanza alla postura corretta e prestando molta attenzione ad evitare del tutto, soprattutto nelle prime fasi, i movimenti che portavano alla lussazione della testa omerale, anteriormente o posteriormente). NB: occorre sempre tenere presente che il ROM su alcuni piani, come ad esempio quello trasversale proprio delle rotazioni, sarà comunque condizionato o limitato dalla fissazione chirurgica che è stata approntata proprio al fine di garantire la stabilità alla spalla.

In questa prima fase (così come comunque durante tutta la durata del periodo di riabilitazione) possono essere utilizzate, AL BISOGNO, terapie fisiche strumentali quali, per esempio, TECAR, LASER, ULTRASUONI, TENS.

Nella seconda fase ( una volta recuperato il ROM, la libertà del movimento e risolto il dolore) si ha come obiettivo il rinforzo muscolare,scopo che si raggiunge proponendo al paziente esercizi di difficoltà ed intensità progressivamente crescente, che vanno da semplici esercizi con bastone o elastici di differente resistenza, fino ad utilizzare macchinare appositamente dedicati ( vario pulley, “ercolina”, DYNATORQ, KINESIS).

Nell’ultima fase riabilitativa si punta a completare il pieno recupero funzionale della spalla integrando il movimento con la forza e la resistenza, e ristabilendo la coordinazione, la propriocezione e il controllo del movimento nello spazio. Ciò può avvenire proponendo al paziente esercizi propriocettivi con palla o altri attrezzi sport-specifici, che gli permettano di affinare sempre più l’autocontrollo del suo arto superiore operato in ogni gesto o sequenza di movimenti che avvengono durante la vita quotidiana e soprattutto nell’attività sportiva.

NB: Per tutte queste patologie, e per tutte le fasi del trattamento riabilitativo, grande importanza riveste l’ IDROKINESITERAPIA, perfettamente agonista e complementare al lavoro di rieducazione funzionale a secco, sia per quanto riguarda la diminuizione del dolore e del gonfiore in fase acuta, sia per il recupero dell’articolarità, del tono-trofismo muscolare e della propriocezione, coordinazione e stabilità in quelle successive.

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